Tra storia e natura ..... una vacanza in Camargue

Camargue distesa di papaveri

Quando provammo a fare un programma per passare qualche giorno di riposo e fotografia (suona contraddittorio ma l’idea era quella) nella vicina Francia e precisamente in Camargue, ci rendemmo conto, (dopo qualche ricerca su internet o esperienze di amici) che di cose da vedere ce ne sarebbero state molte. Il primo consiglio che ci sentiamo di dare a chi decide di trascorrere qualche giorno in quest’area del sud della Francia è quella di vedere qualche cosa di meno ma approfondire ciò che si sceglie.

Cosa essenziale per noi fu quella di cercare un giusto compromesso tra il relax di una vacanza (assaporare i luoghi e posti che andavamo a visitare) e cogliere gli aspetti principali naturalistici di quei luoghi. Fondamentale l’apporto dell’amico Emanuele Biggi, che da esperto naturalista, ci ha indirizzati a far base in un paesino alle porte di ARLES, St. Martin de Crau.

La steppa di Peau de meau La steppa di Peau de meau Asphodelus fistulosus Gregge a Peau de meau Peau de meau Toro

Questa zona ha la caratteristica di essere praticamente un lembo di steppa arida europea.

In effetti provenendo dalla Provenza il paesaggio muta progressivamente diventando desertico man mano che ci si addentra nella Crau, dove si incontrano solo segni di attività pastorizia (ovili) e se si procede ancora più a sud nei pressi del Grande Rodano si possono ammirare i famosi allevamenti di tori da combattimento, una razza spagnola che viene utilizzata per spettacoli locali.

Ecomuseo a La Crau Ecomuseo a La Crau

Non solo grande vivaio ornitologico, la Crau mostra il suo punto di forza forse nei canali d’irrigazione e nell’ecosistema particolare che si può scoprire visitando l’Ecomuseo tramite il quale si può accedere previa autorizzazione (3 € da pagare) alla Riserva naturale di Peau de Meau.

La Camargue è un grande insieme di terre pianeggianti e paludose situate tra i due bracci del Rodano tra  le regioni della  Provenza e la Linguadoca. Geograficamente si può definire l’area come un triangolo tra Arles a nord, Les Sainter Maries de la mer a ovest e Port St. Louis du Rhone a est.

Innumerevoli scenari paesaggistici, parchi e riserve ne fanno meta di naturalisti che o per fotografia o per birdwhatcing si recano ad ammirare tutte le specie di uccelli migratori d’Europa.

Decidiamo di partire da Genova alle 7,30 del mattino e visto il periodo di poco traffico (essendo la prima decade di maggio) sulle autostrade arriviamo, come da indicazioni del GPS, in poco più di 4 ore è ½ compresa pausa caffè.

Il nostro arrivo all’Hotel Camping della Crau è stato salutato da una folkloristica festa di primavera che si teneva in paese, quindi appena posati i bagagli nel bungalow ci siamo rifocillati nel ristorante del campeggio che ci ospitava.

La Crau la festa La Crau il mercato Bungalow Chiesa di Saint Martin de crau

Nel Pomeriggio abbiamo approfittato della festa per scattare qualche foto alle colorate bancarelle che affollavano la via principale e abbiamo visitato l’ecomuseo per acquisire il permesso per entrare il giorno successivo nella Riserva Naturale di Peau de Meau.

Ci aspettavamo qualcosa di desertico ma in effetti non pensavamo che tra paludi e canali potesse esistere una zona così arida, dove l’unica cosa che sembra prosperare sono i greggi di pecore e uccelli che a notevole distanza (abbiamo osservato con binocolo) per noi non fotografabili sorvolano quel cielo in cerca di cibo.

Il colore del terreno è particolare a causa del miscuglio tra sassi ed euforbiee e ai cardi presenti (le piante più alte che ci sono sul posto) oltre ad altre graminacee sferzate dal Mistral che quasi mai ti da tregua (da non pensare di fotografare con cavalletto).

Il primo insetto che abbiamo fotografato è stato un lepidottero, la Melanargia Occitanica, che non è diffuso in  Italia e che con successo, dopo diversi appostamenti riusciamo a ritrarre decorosamente.

Saxicola rubetra stiaccino Brachytron pratense Orthetrum cancellatum Melanargia occitanica

Ci rendiamo subito conto che questa steppa apparentemente desolata è piena di sorprese e diverrà meta di diversi sopralluoghi nei giorni a venire, facendoci osservare rane, scolopendre, qualche rapace, odonati (Calopteryx hemorrhoidalis, Brachytron pratense ) ecc.

Mentre la sera rientriamo ansiosi di visionare i primi scatti troviamo svolazzante davanti il nostro bungalow un meraviglioso esemplare di Papilio Alexanor che quasi tutti i giorni a seguire abbiamo visto ma non siamo mai riusciti a fotografare (nonostante gli inseguimenti).

Attraversare il Rodano su una chiatta

Martedì ci siamo diretti verso il mare, destinazione Le Salin de Giraud  lungo la strada che ci separa dalla meta (circa 70km) possiamo ammirare molti campi di papaveri, allevamenti di tori e cavalli. In questa regione  stagni e lagune formano un paesaggio unico.

Attraversiamo il Rodano su di una chiatta (costo 5€) e ci ritoviamo a pochi chilometri da Salin de Giraud.

La vista delle immense saline, già sfruttate al tempo dei greci e dei romani. alle foci del Rodano è una visione imponente, a est ci sono le saline di Giraud, per la produzione di sale industriale.

Ci colpisce molto il contrasto cromatico del colore rosa delle acque  dovuto a dei micro-organismi (alobatteri responsabili della colorazione rossa delle acque) che vivono in queste acque dall'elevata concentrazione salina, (di cui vanno ghiotti i Fenicotteri Rosa ) e il bianco delle vere e proprie colline di sale.

Il giorno successivo ci dirigiamo ad ARLES poco più di 10 minuti di auto ed eccoci sul Grande Rodano a visitare questa splendida citta della Provenza.

Panoramica delle Saline di Giraud

La città di origine celto-ligure ha monumenti storici di grande rilievo dove traspare lo stile classico romano, l’anfiteatro (Les Arènes) costruito nel I Secolo d.c. ci sembra subito un piccolo colosseo e pure l’antico teatro e la Chiesa di Saint Trophime (costruita a partire dall’anno mille) ci affascinano parecchio.

Pur essendo una città d’arte ci accorgiamo che il nostro periodo di visita è molto azzeccato, pochi turisti, si riesce a visitare tutto agevolmente (e si trova parcheggio quasi ovunque) e per gustare i cibi del posto c’è l’imbarazzo della scelta.

Cafe Van Gogh ArlesChiesa di Saint Trophime Anfiteatro romano
Pelophylax

Per il pranzo scegliamo un ristorante che offer tavoli all'aperto davanti all'anfiteatro.

E dopo un ultimo giro pomeridiano con sosta al Cafè Van Gogh (ritratto nel celebre quadro “Cafè de nuit”) , uno dei tanti scorci di questa cittadina che ispirò il celebre pittore. Durante il suo soggiorno nel territorio di Arles, tra febbraio 1888 e maggio 1889, realizzò circa 300 tra disegni e dipinti.

Mercoledì mattina la giornata si presenta nuvolosa e alquanto umida, con poca ventilazione, pensiamo di trascorrere la giornata ad esplorare qualche bella pozza e alcune zone umide (di certo non mancano in Camargue) che avevamo notato il giorno prima con l’intento di osservare e fotografare anfibi e odonati.

Dopo qualche tentativo andato a vuoto troviamo qualche esemplare di rana verde che ci permette scatti sia ravvicinati con il 100 mm macro che ambientati con il fish-eye 15 mm.

Le pozze brulicano di rane che al nostro avvicinarsi si tuffano in acqua e in quanto ad odonati vediamo volare parecchie specie(zigotteri e anisotteri), quindi effettuiamo qualche scatto improvvisato e programmiamo di tornare al mattino presto per tentare di sorprendere i soggetti un po’ meno attivi.

Saintes Maries de la Mer Saintes Maries de la Mer Saintes Maries de la Mer Saintes Maries de la Mer Saintes Maries de la Mer

Il giorno successivo andiamo a visitare Saintes Maries de la mer, forse la più caratteristica cittadina della Camargue, che tra i suoi negozi di artigianato e le sue leggende riguardanti lo sbarco delle 3 Marie dopo la crocifissione di Gesù (Maria Salomé, Maria Jacoba, Maria Maddalena) attrae molti turisti, decine di ristoranti e gelaterie sono sparsi ovunque.

Il pezzo forte da vedere è sicuramente la chiesa fortificata dove viene venerata la figura di Sara (principessa o schiava?) che il popolo Gitano elesse a santa protettrice e ogni anno attira migliaia di gitani nella cittadina.

Dopo un doveroso assaggio della cucina locale (carne di toro), ci dirigiamo al vicino (4 Km) parco ornitologico di Pont de Gau. Si può dire che il parco sia parecchio grande e ospita molte specie di uccelli. Ottimo da visitare in lungo e in largo se si possiedono ottiche da 400 mm in su.

Parco ornitologico di Pont de Gau Bubo bubo Ardea cinerea Parco ornitologico di Pont de Gau

La prima parte ospita soggetti più confidenti e con 200 o 300 mm si riesce abbondantemente a riempire il fotogramma con le centinaia di fenicotteri, garzette, aironi guardabuoi, trampolieri, rapaci ecc. ecc. Volendo si possono percorrere 7 km di sentieri provvisti di vari capanni che permettono di osservare gli uccelli nei diversi habitat disponibili in questa riserva.

Nella prima parte riusciamo a realizzare qualche scatto che ci soddisfa abbastanza, la giornata inizia a pesare sulle gambe e le zanzare non danno tregua (abbiamo effettuato la visita con maniche lunghe e cappello ma non è possibile sottrarsi a qualche puntura) quindi raggiungiamo l’auto per chiudere anche questa giornata.

La pioggia del giorno seguente sembra costringerci a fare una pausa (almeno momentaneamente), ma notiamo che il nostro bungalow e tutta la vegetazione intorno, alberi compresi, si ricopre di una miriade di chiocciole di tutte le dimensioni, forse per quello che les escargots sono molto cucinate in Francia, inutile dire che iniziamo a fotografare qualche esemplare da varie angolazioni e andiamo a vedere se c’è qualcosa anche vicino agli stagni dei dintorni.

La mattina successiva ci dirigiamo verso le nostre ultime mete in programma, Aigues Mortes e Le Grau du Roi.

Panoramica delle fortificazioni di Aiguea Mortes

La prima oltre a possedere una delle più antiche saline del Mediterraneo (periodo romano) è anche famosa per il magnifico borgo medievale e le sue mura, molto ben conservate in tutto il loro splendore. Merita una visista un'imponente negozio di dolciumi che si trova nella via principale.

Ci sentiamo di dire che non sono da perdere, inoltre sul piccolo Rodano si aprono degli scorci sui canali che meritano qualche foto.

Le Grau du Roi Biscotteria ad Aigues Mortes

Finiamo la giornata con un piccolo ma caratteristico borgo di pescatori, Le Grau Du Roi molto famoso come stazione balneare che ci fa assaporare una vera atmosfera Mediterranea grazie al suo faro e ai suoi pescatori che affollano la via principale con pesce appena pescato conferendo vivacità e allegria alla cittadina.

Ancora qualche scatto sulla via del ritorno e iniziamo a tirare le somme della vacanza, molto positivo il periodo scelto nella prima decade di maggio il turismo è accettabile e anche la temperatura (d’estate è parecchio caldo e pieno di zanzare).

Abbiamo totalizzato 1500 km con 90€ di gasolio grazie alla rete di strade pianeggianti e mai trafficate (sembra un’infinita autostrada) e i costi autostradali sono stati circa 40 € andata e ritorno su territorio francese, mentre per in Italia da Genova a Ventimiglia andata e ritorno circa 30 €.

Torniamo a casa soddisfatti del bottino fotografico. L’attrezzatura che ci siamo portati è stata interamente utilizzata. Unico neo ci mancava un grandangolare (tipo 12/24 o 10/20) a volte se ne sentiva il bisogno. Abbiamo portato due zaini fotografici uno con la Canon 40D l’altro con la vecchia 350D un tripod manfrotto a sfera (per essere più leggeri) 2 flash 580 – 430 varie ottiche: 100mm Canon - 18mm Tamron - 15mm Sigma - 70-300 DO Canon ottica molto compatta per viaggiare che stiamo testando e 24- 70 Canon. Inoltre a corredo anche una piccola Canon IXUS con la quale abbiamo realizzato alcuni scatti veloci.

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©2011 Testo e Foto: Alessandra e Rocco Marciano

Fonti:

Ultimo aggiornamento: 03-04-2012