Una gita a Racconigi

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Città di principi e di re, Racconigi è nota soprattutto per il monumentale Castello (residenza estiva della famiglia Savoia), ma in questa incantevole conca verde  merita senza dubbio attenzione il centro cicogne e anatiti creato e gestito dalla LIPU.

Il centro cicogne di Racconigi è nato nel dicembre del 1985 con lo scopo di reintrodurre la Cicogna bianca in Italia grazie alla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli).

Abbiamo deciso di visitarlo per poter fotografare alcuni volatili che in altri luoghi sarebbero stati molto difficili da avvicinare.

 

Questo luogo per appassionati di natura si raggiunge tramite l'autostrada A6 Torino-Savona con uscite Marene o Carmagnola. In Racconigi, dalla piazza del Castello Reale, seguire le indicazioni "Centro Cicogne".

 

E’ una giornata con temperatura decisamente alta per il periodo e il cielo è completamente terso; la presenza imponente di una bellissima cicogna sulla cima di un comignolo ci fa capire che siamo giunti a destinazione.

 

Ricco di percorsi acquatici, laghetti e zone umide e selvagge quest’oasi è certamente un posto incantevole.

Le cicogne che non stanno nei loro nidi camminano in una prato circondato da una bassa recinzione e osservano i visitatori con aria incuriosita e altera mantenendo una certa distanza. La Cicogna bianca è' un uccello migratore che nidifica in Europa e Nord Africa, mentre sverna in Africa.

 

Nidifica su alti edifici, comignoli, campanili e tralicci dell' alta tensione. A tratti il loro tipico modo di conversare si fa sentire e rompe il silenzio incantato, il rumore secco e ritmico delle loro mandibole si propaga nell’aria (non avendo corde vocali comunicano in questo modo).

 

Secondo la credenza popolare, non soltanto un nido di cicogna protegge la casa dal fulmine, ma il fortunato proprietario si arricchirà e vivrà sicuramente a lungo. Vuole la leggenda che la cicogna, venuta ad installarsi autorevolmente sul tetto di casa, incarnasse l'anima di qualche antenato, e perciò s'interessasse moltissimo di ogni discendente atteso.

 

Così si fini col credere ch'era proprio lei, la cicogna, a cogliere da quel pozzo o da quella sorgente che nelle ballate nordiche si chiamava “la fonte dei bimbi”, non il corpo del piccolo atteso, bensì la sua anima.

 

Nei percorsi acquatici si trovano vari anatidi tra le quali alcune molto rare, come la Moretta tabaccata, il Fistione turco e l' Anatra marmorizzata. La specie più particolare, per la quale è già attivo un progetto di reintroduzione, è il GOBBO RUGGINOSO (Oxyura leucocephala), un' anatra tuffatrice estinta in Italia dal 1976.

 

Proseguiamo lungo il sentiero tracciato ed arriviamo in una zona piuttosto ampia con una grande lago e un vasto prato a tratti ricoperto da un vero e prorio tappeto di viloette. Qui moltissimi anatidi incuriositi si dirigono verso la riva per poterci osservare da vicino. La femmina del quattrocchi si dimostra la più audace e si avvicina quasi a sfiorala permettendo qualche scatto più azzardato.

Ad un nostro gesto che simula il voler dar loro del cibo anche il cigno punta dritto su di noi solcando l’acqua rapido e deciso.

Molto singolare è la presenza di alcune casette poste al centro dell’acqua che vengono utilizzate da diversi anatidi, come ad esempio l’anatra mandarina, come dimora ove costruire il proprio nido.

 

All’improvviso con gran rumore si sono levati in volo alcuni cigni selvatici costringendoci a scatti fotografici improvvisati.

Nascosti da apposite strutture in legno si può osservare un mondo incantato: la palude. Quest'area è stata realizzata appositamente per ospitare gli uccelli selvatici di passo durante le migrazioni come ad esempio il cavaliere d’Italia o il beccaccino, oppure l’avocetta e tanti altri.

 

Dopo circa quattro ore eravamo esausti un po’ per il peso dello zaino, un po’ per il continuo “alza-sdraiati-abbassati” per poter scattare le foto, ma soddisfatti e decisi a ritornare.

 

Per info: tel 0172/83457 Associazione Centro Cicogne e Anatdi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Testo e foto: Alessandra e Rocco Marciano