Belle di notte: le falene

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Lasiocampa quercus

Lasiocampa quercus

 

Diacrisia sannio

Diacrisia sannio

 

Lithosia quadra

Lithosia quadra

 

Zygaena purpuralis

Zygaena purpuralis

 

Euclidia mi

Euclidia mi

 

Abraxas pantaria

Abraxas pantaria

 

Idaea seriata

Idaea seriata

 

Aplocera praeformata

Aplocera praeformata

 

Phytometra viridaria

Phytometra viridaria

 

Abituati ai colori decisi e a volte sgargianti delle farfalle diurne, spesso ignoriamo o comunque osserviamo meno i lepidotteri notturni, le falene.

 

I lepidotteri ebbero origine in un periodo in cui iniziarono a proliferare le piante con i fiori, i resti fossili più antichi di falena sono datati tra 100 e 140 milioni di anni, hanno avuto quindi origine 100 milioni di anni prima delle farfalle.


Ci ha fatto scaturire la curiosità ad approfondire qualche abitudine di questi insetti una comunissima falena, la Autographa gamma  che ogni anno provvede regolarmente a divorare le foglie di qualche geranio e pianta di menta che abbiamo sul terrazzo.


Dopo averla allevata ed aver assistito al suo ciclo vitale (foto) abbiamo pensato di approfondire un po’di più la vita di alcuni di questi lepidotteri.


La prima caratteristica che ci è saltata all’occhio nel confronto tra quellii diurni e notturni è la massiccia presenza di pelo  da parte di questi ultimi.


Questa peluria a volte molto compatta è fondamentale per la sopravvivenza dell’insetto, persino le antenne in alcune specie sono piumate a forma di pettine (foto), e captano i movimenti e gli odori presenti nell’ambiente permettendo di individuare cibo o un possibile compagno/a.


Ecco spiegato perché spesso non sono molto appariscenti, non possono sperare al buio di attirare l’attenzione dei partner con i colori delle loro ali.


Vi è inoltre una distinzione "popolare", alcuni autori del passato hanno proposto una distinzione tra Ropaloceri o "Rhopalocera" (farfalle) ed Eteroceri o "Heterocera" (falene) che però non è scientificamente accettata. La distinzione si basa sulla forma delle antenne. Nei ropaloceri le antenne sono clavate, cioè terminano con un rigonfiamento. Negli eteroceri le antenne possono avere diverse forme: bipettinate, filiformi, a bastoncello.


Le FALENE o FARFALLE NOTTURNE appartengono all’ordine dei lepidotteri (che in greco significa “ali squamose”) per la struttura caratteristica delle loro fragili ali, coperte da migliaia di sottili squame sovrapposte che, nelle specie NOTTURNE, presentano generalmente colori spenti e freddi.


Cercando una sostanziale differenza tra farfalle e falene abbiamo capito che non è semplice individuarla e la semplice domanda: “Qual è la differenza tra farfalle e falene?” non trova una risposta ovvia, poiché non esiste una specifica differenza.


Le farfalle sono quasi esclusivamente insetti a volo diurno, mentre la maggior parte delle falene sono notturne; ve ne sono però molte che volano di giorno e alcune fornite anche di colori brillanti, tanto da venire scambiate per farfalle. Si dice spesso che la posizione di riposo permette di distinguere le farfalle dalle falene: normalmente le prime riposano con le ali chiuse verticalmente sopra il dorso, mentre le falene tengono generalmente le ali sui lati opposti oppure a forma di tetto sopra il corpo (foto).

 

Vi sono però delle eccezioni: alcune Hesperiidae, per esempio, tengono le ali ripiegate a forma di tetto sopra il corpo, mentre certe Geometridae si posano con ali tenute verticalmente sopra il corpo (foto).


Le antenne sono la guida migliore per il riconoscimento: tutte le farfalle hanno piccoli bottoni sulle loro estremità (foto), mentre le falene hanno abitualmente antenne quasi pelose o piumose (foto). Ma anche questa regola ha le sue eccezioni, poiché le falene diurne Zygaenidae hanno antenne nettamente claviformi e sono regolarmente scambiate per farfalle (foto).

 

È necessario osservare le ali per stabilire se questi insetti sono realmente falene. Guardando la superficie inferiore, si noterà un esile “Tirante” che spunta dalla base dell’ala posteriore e si dirige in avanti per infilarsi in una piccola sede situata nell’ala anteriore. Questo tirante è chiamato  frenulo e ha lo scopo di unire le due ali in modo da assicurare l’uniformità del battito.


Detto questo, è necessario ribadire che la distinzione fra farfalle e falene è totalmente artificiosa e ininfluente. La maggior parte delle lingue europee non fa grande differenza: in francese, ad esempio, le farfalle sono chiamate “Papillons diurnes” e le falene “papillons nocturnes”. Il numero delle farfalle è di circa 20.000 specie e rappresenta solo 15 delle 80 famiglie di lepidotteri. Le altre appartengono alle specie delle falene.

 

Per documentare alcune particolarità di questi lepidotteri, abbiamo necessariamente dovuto osservare alcuni soggetti appartenenti a diverse famiglie tra cui: Limacodinae, Noctuidae, Arctiidae, Lymantriidae, Geometridae, Sphingidae, Saturniidae, Lasiocampidae, Zygaenidae, Notodontidae, Hepialidae e Crambidae.


Per noi è sempre emozionante mettersi a ricercare i soggetti “bersaglio” delle nostre uscite fotografiche, la cosa sorprendente e difficile da gestire, è data dal fatto che per quanto si cerchi una pianta o un insetto, magari poco conosciuto, la quantità di informazioni che saltano fuori è immensa.

 

Anche le semplici osservazioni, della vita, dello sviluppo, degli habitat o la metamorfosi se si tratta di insetti, sono difficilmente descrivibili. Ecco che allora si può veramente ringraziare la tecnica della  macrofotografia, che in questi casi aiuta a divulgare ciò che si è osservato in maniera più comprensibile a tutti, appassionati e non.


Tornando alle nostre falene una delle cose più curiose e nello stesso tempo affascinante, nelle specie da noi osservate, è il fenomeno della ninfosi, e a riguardo dello sviluppo e metamorfosi il fatto che i bruchi possono anche raddoppiare di dimensioni tra una muta e l'altra.


Oppure scoprire che il battito veloce delle ali, caratteristico di tutti gli eteroceri (farfalle notturne) serve più che altro a scaldare i muscoli deputati al volo, che per funzionare hanno bisogno di temperature di 30 gradi e oltre.

 

Vi sono famiglie di falene che hanno la particolarità di essere dotate di organi acustici toracici per individuare i pipistrelli come nel caso dei Noctuidae


Abbiamo avuto la fortuna di assistere all’impupamento di una tra le più grandi falene europee, la Saturnia Pyri (foto di E. Biggi www.anura.it), in qualche giorno ha tessuto il bozzolo, si è sigillato all’interno (foto) e a distanza di un anno stiamo ancora aspettando che sfarfalli, a volte ci impiegano più di un anno !!

 

Vi sono anche specie che non costruiscono bozzoli, bensì si interrano per crearsi un ricovero sicuro dove trasformarsi in crisalide (ad es. alcuni Lymantriidae e Geometridae) (foto): quindi a seconda della specie bisogna provvedere a fornire nel caso di allevamento in cattività, il materiale adatto.

 

I bruchi con ninfosi sotterranea scendono dalle piante e iniziano a spostarsi nervosamente nel terreno, in cerca di un posto dove possono scavare indisturbati. Spesso l'imminenza della ninfosi si riconosce dal fatto che i bruchi rilasciano escrementi insolitamente abbondanti.

 

La trasformazione del bruco in crisalide avviene alcuni giorni dopo la costruzione del bozzolo o del ricovero sotterraneo.


Alcune falene sono dannose per le piante come ad esempio la Lymantria dispar  (il Bombice dispari o limantria)  È un polifago delle piante fruttifere (come melo, vite, ecc.) e, soprattutto, delle piante ornamentali e forestali. Il danno è provocato dagli stadi larvali, essendo un vorace defogliatore. Il Bombice dispari sverna da uovo e compie una generazione annuale; gli adulti compaiono in luglio.


La Thaumetopoea pityocampa (foto) meglio conosciuta col nome di  processionaria  del pino, è invece  considerata come uno dei principali fattori limitanti per lo sviluppo e la sopravvivenza delle pinete del Mediterraneo. Attacca prevalentemente piante delle specie Pinus nigra e Pinus sylvestris, ma talvolta danneggia anche Pinus halepensis, Pinus pinea e Pinus pinaster; di rado attacca Pinus strobus, ed in via del tutto eccezionale può attaccare larici e cedri. Questo insetto è conosciuto anche perché nocivo per le specie a sangue caldo, uomo compreso.

 

Una falena che abbiamo spesso incontrato, e osservato anche in fase di accoppiamento è stata l’Euplagia quadripunctaria (Arctiidae) il sinonimo è Callimorpha Quadripunctaria. Questo lepidottero è tutelato dalla direttiva comunitaria 92/43 “Direttiva habitat”per la minima salvaguardia di questa specie. (foto). E’ una farfalla particolarmente affezionata ai fiori di Eupatorium Cannabinum, tiene le ali regolarmente disposte a tetto e quelle posteriori sono rosse con macchie nere (visibili solo se è in volo).

 

Molto simile alla precedente , è l’ Arctia villica che con un po’ di fortuna abbiamo seguito dalla deposizione delle uova sino alla schiusa. Questa falena ha una sola generazione e sverna da bruco, infatti non abbiamo ancora osservato la sua ninfosi (foto).

 

Qualche attenzione in più la meritano due Sphingidae, il primo è Hemaris Tytius la sfinge travestito da bombo !!!!! Mimetismo incredibile (foto); e il secondo è l’inconfondibile: Sfinge del gallio, Sfinge colibrì, ovvero   il Macroglossum stellatarum. Quest'ultimo è tra le sfingidi più piccole: le ali anteriori sono grigiastre con bande trasversali sottili e più scure. Le ali posteriori sono rosso-arancione. La spirotromba è decisamente lunga (quanto il corpo dell’individuo e da qui il nome di questa specie: Macroglossa = lingua grande).

 

All’estremità dell’addome è presente un caratteristico ciuffo di peli, bianco e nero (foto), che funge da timone e stabilizza il volo; si tratta di una sorta di convergenza strutturale con alcuni uccelli come il colibrì di cui ricorda il volo. vi sono alcune Sphingidae dotate di spiritrombe lunghe fino a 10 cm, con cui possono raggiungere in profondità il nettare dei fiori tubulari di Nicotiana e caprifoglio.


Per la varietà di specie visitate questa farfalla riveste un ruolo importante per la fecondazione delle piante. Durante il volo emette un caratteristico ronzio che, spesso, fa si che venga scambiata per un dittero o imenottero. Difficilmente troveremo un individuo posato in quanto resta in aria anche mentre si nutre. Quando si posa accosta le ali anteriori in posizione planare, coprendo parzialmente le ali posteriori, e lasciando scoperto l’addome.


Un'altra comune falena diurna è la diffusa e comune Amata phegea  (Arctiidae) (foto)
Studiando le falene è facile imbattersi in una controversa questione, quella del geometra delle betulle, la Biston betularia. Che cosa è successo alla Biston betularia? All'inizio la varietà più chiara di questa farfalla era più diffusa di quella scura. La varietà chiara si confondeva meglio col colore chiaro del tronco degli alberi ed era quindi più protetta dall’ insidia degli uccelli.

 

Ma in seguito, dopo anni e anni di inquinamento industriale, il tronco degli alberi si fece più scuro. Ora il colore chiaro delle farfalle era diventato un pericolo, perchè gli uccelli le individuavano più rapidamente e le mangiavano. Di conseguenza la varietà più scura della Biston betularia, ritenuta un mutante, sopravvisse più agevolmente perchè gli uccelli avevano difficoltà a individuarla sugli alberi anneriti dalla fuliggine. La varietà pi scura divenne presto quella dominante

 

Ma la Biston betularia si stava forse evolvendo in qualche altro tipo di insetto? No, era sempre la stessa farfalla, semplicemente di colore diverso. Pertanto il periodico medico inglese On Call ha criticato il ricorso a questo esempio come presunta prova dell’evoluzione darwniana, dicendo: "Questa è un ottima dimostrazione del ruolo del mimetismo, ma, dal momento che si inizia e si finisce con farfalle senza assistere alla formazione di alcuna nuova specie, piuttosto irrilevante come prova dell’evoluzione.

 

Lo sapevate che...

Nell'800 il grande naturalista Henry Fabre pensò per primo alla possibilità di eseguire un semplice esperimento adatto ad evidenziare la potenza dei ferormoni: posta una femmina di Saturnia in una gabbietta, egli contò, nel corso di una sola notte, l'arrivo di una quarantina di maschi.

 

Alcuni scatti presenti in questo articolo ci sono stati gentilmente concessi da Emanuele Biggi e da Valter Degni.

 

 

 

Foto di E. Biggi

Saturnia Pyri

  Testo e foto: Alessandra e Rocco Marciano
 

Fonti: Internet, Wikipedia,

 

 

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