Elleboro

 

Elleboro

 

 

 

 

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Helleborous è un nome ricorrente nell'antica letteratura greca e latina.

 

E' infatti più volte citato negli scritti di Ipocrate, il celebre medico che praticava la medicina già 400 anni A.C.

 

Questa nomenclatura derivando da "Hèlein" (uccidere) e "Bora" (pascolo, nutrimento) significa letterralmente cibo che uccide.

 

Questa pianta infatti è altamente velenosa perché contiene glucosidi cardiaci, alcaloidi, saponine.

 

Definiti da Dumont De Couset "uno dei benefizi della natura per adornare la mesta nudità dell'inverno" gli ellebori nostrani trovano impiego nel giardinaggio perchè non presentano difficoltà di coltivazione.

 
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Dioscoride (medico greco originario della Cilicia nell'odierna Turchia) riferisce nel libro V del suo "DE MEDICINALI MATERIA" (uno dei primi testi autorevoli di botanica e farmacologia) che, secondo la mitologia greca Ercole riuscì a guarire il pastore Melampo dalla follia somministrandogli un decotto di elleboro. Plinio scrive invece che Melampo arrivò da solo alla scoperta della terapia osservando le proprie pecore evacuare abbondantemente dopo aver mangiato foglie di elleboro.

 

(Fiori di Liguria di Nicolini/Moreschi)